Importante agire in tempo per ridurre la dipendenza dalla Cina. La multiutility in pista con un progetto per il recupero dei rifiuti elettronici. Sulla sostenibilità non sono possibili passi indietro  la manifattura avrà un ruolo importante ma dovrà modernizzarsi

 

Presidente Dal Fabbro come vede l’attuale situazione europea ed italiana in campo energetico, andiamo, nonostante tutto, verso una ‘normalizzazione’ rispetto ai mesi passati?

L’unico modo per uscire dalla crisi, a mio avviso, è basare le politiche europee in materia di energia su tre pilastri: la sicurezza energetica, la competitività delle fonti e la sostenibilità.

Il settore energetico ha vissuto una prima normalizzazione a settembre, mese in cui i prezzi del gas si sono ridotti rispetto ai mesi precedenti, gli Stati europei hanno potuto riempire gli stoccaggi di gas al 95% e hanno attivato tutti gli strumenti possibili per riuscire ad aumentare l’indipendenza energetica dell’Italia. 

L’accordo raggiunto dal Consiglio europeo sul metano e sulla semplificazione autorizzativa degli impianti rinnovabili a fine novembre è un primo segnale importante, ma ancora non basta, vedremo cosa succederà nelle prossime settimane. In ogni caso, il mercato energetico è cambiato irrimediabilmente e di questo dobbiamo prenderne tutti atto.

 

L’Europa punta molto, per affrancarsi dalla dipendenza energetica, su energie rinnovabili ed efficienza energetica, l’Italia riuscirà a tenere il passo?

L’Italia possiede il know how e le competenze necessarie a tenere il passo degli altri Paese europei, se non addirittura riuscire ad essere di esempio per gli altri. Basta considerare le eccellenze tecnologiche che possediamo e la disponibilità di sole e vento nel nostro Paese. 

La grande sfida è riuscire a ridurre i tempi del permitting, continuando a lavorare sulla sburocratizzazione dei processi autorizzativi degli impianti, sullo ‘snellimento’ dei contenziosi e sulla semplificazione della PA, assicurando così tempistiche più rapide e certe e regole stabili che favoriscano gli investimenti privati nel settore.

Per confermare l’attenzione alle rinnovabili da parte del Gruppo Iren, è nata di recente Iren Green Generation, la nuova area di business dedicata allo sviluppo degli asset rinnovabili, che conferma la direzione intrapresa dal Piano Industriale Iren@2030, con l’obiettivo di nuova capacità rinnovabile installata pari a 2,2 GW. Proprio di recente abbiamo acquisito le autorizzazioni e i diritti sui terreni per lo sviluppo di due impianti fotovoltaici in Basilicata con una produzione annuale di 50 GWh.

Inoltre all’orizzonte si intravedono i primi segnali per un’altra crisi di grossa portata, quella relativa alle terre rare, oggi indispensabili per la produzione, tra le altre cose, dei principali device tecnologici. Dobbiamo prevedere come Paese e come Unione Europea un piano per ridurre la dipendenza dalla Cina su questo tema e le aziende del settore devono fare la propria parte: noi come Iren abbiamo già alcuni progetti in campo, come quello del recupero dei materiali preziosi dai RAEE, i rifiuti elettronici.

 

Il mondo dell’industria manufatturiera teme gli effetti che gli obiettivi Ue in fatto di sostenibilità ambientale potranno avere sul settore, cosa si può fare per evitare gli impatti negativi su costi e forza lavoro?

Su questo sono abbastanza netto: non possiamo fare passi indietro sul fronte della sostenibilità, e si tratta di una questione che non riguarda solo il futuro delle prossime generazioni ma anche il presente delle aziende. Proprio per questo sono convinto che riusciremo a perseguire gli obiettivi europei e a implementare un modello di transizione ambientale, a patto che questa sia sostenibile anche dal punto di vista sociale ed economica. L’industria manufatturiera, come ad esempio il settore automotive, avrà un ruolo importante e dovrà riuscire a modernizzarsi, proponendo un’evoluzione non solo nei dispositivi e processi, ma anche delle figure professionali e dei servizi. 

 

In questo contesto così diverso dagli anni passati ha ancora senso avere realtà molto ancorate al loro territorio, com’è pure Iren, in campo energetico? O servirebbe un consolidamento del settore?

Una realtà come Iren può essere un importante abilitatore nel processo di transizione ecologica per i territori. Quali aggregatori di servizi di pubblica utilità – energia, ambiente, ciclo idrico, gestione delle reti e servizi per la smart city – possiamo accelerare la transizione energetica proponendo ad esempio nuovi modelli di autoconsumo, di mobilità in sharing, sistemi di utilizzo efficiente della risorsa idrica così come del sistema dei rifiuti. 

Grazie alla nostra impronta industriale, realtà come Iren possono agire quali catalizzatori di investimenti pubblici (come ad esempio il PNRR) e privati, promuovendo lo sviluppo economico e sociale dei territori di riferimento. Insomma, il legame con i territori è e resta fondamentale per il nostro business, ancor di più in questo momenti di crisi e di opportunità.

 

Dal suo punto di vista di quali competenze, anche manageriali, necessitano le aziende per gestire la transizione? Come gestite in Iren il cambiamento?

In Iren cerchiamo di dare forma al domani ogni giorno, come recita il nostro payoff. L’esperienza centenaria ereditata da Iren ci permette di affrontare con visione e sicurezza anche gli stravolgimenti di questi tempi.

Il passaggio a un’economia a emissioni zero rappresenta un cambiamento sì epocale ma assolutamente necessario, un’urgenza ma anche un’occasione per creare occupazione e nuovi investimenti. Per tradurre queste ambizioni in progetti concreti, occorre costruire un sistema di norme, standard e controlli capace di orientare nuovi strumenti di investimento, di compensazione e di incentivo. 

Secondo il rapporto GreenItaly, realizzato da Fondazione Symbola e Unioncamere, in Italia i “green jobs” sono 3,1 milioni. Solo nel 2021 i contratti relativi ai green jobs hanno rappresentato il 34,5% dei nuovi contratti previsti nell’anno. Le aziende necessiteranno certamente di figure manageriali idonee ma anche di risorse più tecniche e specializzate come i data scientist oppure gli esperti in gestione dell’energia o i certificatori della qualità ambientale.

 

Come affrontate il tema della previdenza complementare dei lavoratori, soprattutto i più giovani? C’è sensibilità su questo tema in azienda e tra i dipendenti o si potrebbe fare di più?

Iren dimostra una particolare attenzione e sensibilità sul tema, attraverso la messa a disposizione di un’area informativa sulla propria Intranet e la previsione, all’interno della struttura Welfare, di risorse appositamente dedicate a fornire consulenza sulla previdenza complementare.

Abbiamo inoltre di recente realizzato una serie di accordi sindacali per sensibilizzare i giovani e sottolineare il valore della previdenza complementare, che prevedono anche il versamento di contributi aggiuntivi e che vengono illustrati dagli specialisti Welfare al momento dell’assunzione nel corso degli “On Boarding”. 

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