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	<title>Investimenti Archivi - Previndai Media Player</title>
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	<title>Investimenti Archivi - Previndai Media Player</title>
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		<title>Si aggiorna la composizione dei portafogli dei comparti Bilanciato e Sviluppo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Sep 2024 09:27:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Investimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="618" src="https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2024/09/shutterstock_2507421109-1024x618.jpg" class="attachment-large size-large wp-post-image" alt="" style="float:left; margin:0 15px 15px 0;" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2024/09/shutterstock_2507421109-1024x618.jpg 1024w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2024/09/shutterstock_2507421109-300x181.jpg 300w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2024/09/shutterstock_2507421109-768x464.jpg 768w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2024/09/shutterstock_2507421109-1536x928.jpg 1536w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2024/09/shutterstock_2507421109-2048x1237.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
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			<p><b><i>Previndai aggiorna la sua politica di investimento, per adattarla al meglio al nuovo contesto dei mercati finanziari</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Previndai si adatta ai tempi, con un aggiornamento della sua Asset allocation strategica. Le novità riguardano i due comparti finanziari del Fondo, Bilanciato e Sviluppo e non ne sconvolgono la fisionomia ma prevedono delle modifiche pensate per efficientare il rapporto/rischio rendimento delle due opzioni, anche adeguandosi alla nuova realtà di tassi di interesse non più zero o prossimi a zero. Infatti, le novità si prefiggono essenzialmente di migliorare la protezione rispetto all’inflazione e di massimizzare le opportunità di investimento che possono presentarsi nel nuovo scenario dei mercati finanziari internazionali. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“La verifica della Asset Allocation Strategica viene svolta dal Fondo almeno una volta l’anno e anche con maggiore frequenza in momenti di particolare turbolenza dei mercati finanziari, come nel 2022 per esempio. Ma quest’anno abbiamo affrontato questo esercizio con un nuovo advisor. E forse anche per il fatto di aver adottato un punto di vista nuovo, oltre che per via delle tante variabili in gioco nel prossimo futuro, siamo giunti a un risultato</span> <span style="font-weight: 400;">che, pur nella continuità, introduce delle novità”, sottolinea il Presidente di Previndai, Giuseppe Straniero. </span></p>

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			<p><span style="font-weight: 400;">In particolare, per il comparto Bilanciato le maggiori innovazioni sono rappresentate dall’introduzione di due nuove asset class, materie prime e azionario globale infrastrutture, pensate come elemento anti inflazione, mentre le Small cap Paesi sviluppati e l’incremento della quota di investimenti illiquidi, tramite i Fia (che passeranno dall’attuale 10% al 12%), sono funzionali a estrarre il maggior rendimento possibile a parità di livello di rischio del comparto. Per Sviluppo le novità riguardano l’inserimento dell’azionario infrastrutturale globale, delle Small cap (sempre Paesi sviluppati) e anche l’incremento dei Fia dal 10% al 12%. Qui non sono inserite le materie prime in quanto questo comparto ha un orizzonte di più lungo periodo e la protezione dall’inflazione è collegata ai rendimenti dell’investimento azionario. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’incremento della percentuale di investimenti in economia reale dei due portafogli (Bilanciato e Sviluppo, entrambi dal 10% al 12% di Fia) sarà portato avanti con gradualità per ottenere un maggiore diversificazione anche a livello temporale e sarà mantenuta la previsione di investire almeno il 50% delle risorse nell’economia italiana. Al momento Previndai ha impegnato risorse per oltre mezzo miliardo in Fia, di cui la metà riguardante appunto investimenti in Italia. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In portafogli si contano Fia circa 13 fondi con focus sull’Italia, che investono in due delle tre asset class identificate dall’Asset Allocation Strategica: infrastrutture e private equity. I settori su cui questi fondi puntano sono molto diversi e tutti impattanti per lo sviluppo dell’Italia, dall’industria all’information technology, dall’ambiente e la sostenibilità alla silver economy, all’educazione e formazione. Le due asset class di investimento (infrastrutture e private equity) permettono da un lato di dare una spinta alla modernizzazione del Paese grazie a energia, reti, nuove tecnologie, e dall’altro di fare da volano allo sviluppo del tessuto connettivo dell’impresa italiana, fatto in stragrande maggioranza di piccole e medie imprese, che sono il target di investimento principale per il private equity. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Insomma anche la revisione dell’Asset allocation strategica di Previndai rimane nel solco dell’innovazione nella tradizione, una filosofia che accompagna la crescita del Fondo da ormai più di 30 anni. </span></p>

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		<title>Covip: la previdenza complementare vale l’11% del Pil</title>
		<link>https://previndaimediaplayer.previndai.it/covip-la-previdenza-complementare-vale-l11-del-pil/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jul 2024 09:33:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Investimenti]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1000" height="562" src="https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2024/07/covip.jpg" class="attachment-large size-large wp-post-image" alt="" style="float:left; margin:0 15px 15px 0;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2024/07/covip.jpg 1000w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2024/07/covip-300x169.jpg 300w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2024/07/covip-768x432.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="1000" height="562" src="https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2024/07/covip.jpg" class="attachment-large size-large wp-post-image" alt="" style="float:left; margin:0 15px 15px 0;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2024/07/covip.jpg 1000w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2024/07/covip-300x169.jpg 300w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2024/07/covip-768x432.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p><b><i>Nella Relazione sul 2023, l’Autorità sottolinea la crescita delle risorse gestite, a 224 miliardi euro, con una crescita del 9%. Ancora pochi gli investimenti azionari in Italia, anche a causa di un mercato poco sviluppato</i></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Cresce la massa di risorse destinate dagli italiani alla previdenza complementare. Nel 2023 il totale ha sfiorato l’11% del Pil, a quota 224 miliardi di euro, con una crescita del 9% rispetto all’anno precedente. Sono alcuni dei dati presentati lo scorso 19 giugno dalla Presidente della Covip, Francesca Balzani, nella sua annuale Relazione alle Camere. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La crescita degli attivi si spiega tanto con il buon andamento dei rendimenti (dopo il pessimo 2022) che con la crescita degli iscritti, che alla fine dello scorso anno hanno raggiunto i 9,6 milioni (+3,7%), arrivando al 37% della forza lavoro. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Come accennato, nel 2023 i rendimenti di tutte le tipologie di comparto per tutte le forme pensionistiche (fondi preesistenti, negoziali, aperti e Pip) hanno registrato un segno positivo, con gli azionari in media al 10% nei fondi negoziali, all’11% nei fondi aperti e all11,5% nei Pip. Le linee bilanciate hanno segnato rispettivamente un 7%, un 8,3% e un 7%; mentre i comparti garantiti si sono attestati a circa il 4% per negoziali e aperti (dopo i risultati negativi del 2022) e all’1,3% per i Pip. Aprendo una piccola parentesi su Previndai, ricordiamo che alla fine del 2023 il nostro comparto azionario (Sviluppo) ha registrato il +11%, Bilanciato l’8% e le linee garantite (Assicurativo 1990 e 2014) il 2% circa. Da sottolineare che il comparto garantito di Previndai (che è un comparto assicurativo) è rimasto sempre in terreno saldamente positivo (sempre attorno al 2% netto) anche nel 2022. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma in che cosa investono i fondi pensione italiani? La Relazione Covip dà molti dettagli sulla composizione degli investimenti della previdenza complementare in Italia. Innanzitutto, l’Autorità di Vigilanza sottolinea che dei 224 miliardi di euro di asset gestiti gli investimenti veri e propri ammontano circa 190 miliardi di euro. Di questi il 56% è composto da obbligazioni governative e altri titoli di debito: i  titoli di Stato italiani pesano per il 14% del totale e quelli di altri Stati per 24,6%. Più nel dettaglio, tra i bond sovrani maggiormente presenti nei portafogli troviamo certamente quelli europei, con una prevalenza </span><span style="font-weight: 400;">di quelli francesi, seguiti dai tedeschi, mentre i Treasury americani valgono quasi il 12% dell’insieme complessivo e quelli inglesi il 2,3%. </span><span style="font-weight: 400;">Ancora, le obbligazioni corporate pesano per il 17%. I titoli di capitale sono pari al 21,4% e le quote di Organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR) al 16%. Infine, gli investimenti immobiliari in forma diretta e indiretta, presenti quasi esclusivamente nei fondi preesistenti (ma non in Previndai), costituiscono l’1,8% degli investimenti complessivi.</span></p>

		</div>
	</div>
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			<p><span style="font-weight: 400;">Guardando ai settori in cui i fondi pensione investono, ai primi posti troviamo l’information technology e il finanziario, attorno al 20% ciascuno e buona distanza, attorno al 10%, seguono il comparto industriale e quello sanitario. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quanto alle attività investite in Italia, complessivamente queste si attestano al 20% in forte discesa rispetto al 30% del 2019, a causa soprattutto del calo</span><span style="font-weight: 400;"> dei titoli di Stato in portafogli. “Tra i fattori che contribuiscono a spiegare la ridotta quota allocata nei titoli delle imprese italiane sul portafoglio complessivo, un ruolo rilevante è rivestito dal riferimento a </span><i><span style="font-weight: 400;">benchmark </span></i><span style="font-weight: 400;">di mercato diversificati su scala internazionale, nei quali il peso assegnato all’Italia è modesto dato l’esiguo numero di imprese quotate italiane e, in generale, dal limitato sviluppo, a livello nazionale, dei mercati del capitale di rischio e del debito privati”, si legge nella Relazione Covip.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Resta il fatto che da tempo si sottolinea l’impatto positivo che i un maggiore investimento nell’economia italiana da parte del settore della previdenza potrebbe avere sul tessuto economico. Previndai, da canto suo, come primo fondo pensione italiano per patrimonio, con oltre 14 miliardi di euro, si è già mosso in questo senso e ha effettuato diversi investimenti in Fondi di investimento alternativi (Fia) per un totale complessivo di oltre 500 milioni di euro, la metà dei quali investiti in Italia. Per maggiori dettagli sulla composizione degli investimenti dei comparti del Fondo è possibile approfondire </span><a href="https://www.previndai.it/multicomparto/"><span style="font-weight: 400;">qui</span></a><span style="font-weight: 400;">. </span></p>

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	</div>
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		<item>
		<title>Esg e investimenti, cos’ha fatto Previndai nel 2023?</title>
		<link>https://previndaimediaplayer.previndai.it/esg-e-investimenti-cosha-fatto-previndai-nel-2023/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 May 2024 08:48:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Investimenti]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1000" height="591" src="https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2024/05/esg_investimento.jpg" class="attachment-large size-large wp-post-image" alt="" style="float:left; margin:0 15px 15px 0;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2024/05/esg_investimento.jpg 1000w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2024/05/esg_investimento-300x177.jpg 300w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2024/05/esg_investimento-768x454.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
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			<p><b><i>La politica di impegno del Fondo passa attraverso i gestori, che si attivano con le società in cui esso investe per verificare il rispetto dei principi di Sostenibilità. Dalla Finanza al Real Estate, tutti i dettagli sui settori interessati e le azioni messe in atto</i></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Cento ottantacinque società interessate, 11 settori monitorati, tre principali temi di attenzione. E la partecipazione diretta alle Assemblee di 13 società italiane quotate partecipate. Sono questi i numeri principali dell’attività di engagement di Previndai nel 2023. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma di che cosa stiamo parlando concretamente? Delle attività messe in atto dal Fondo, tramite i gestori dei comparti finanziari (Bilanciato e Sviluppo), per cercare di ‘indirizzare’ la condotta delle società in cui investe su tematiche considerate molto rilevanti. In particolare, per Previndai al centro delle attività di impegno si trovano proprio le politiche relative alla sostenibilità e quindi il rispetto dei criteri ESG (Enviromental, Social, Governance), che infatti hanno riguardato la stragrande maggioranza delle società ‘monitorate’. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Entrando un po’ più nel dettaglio, le società oggetto delle attività di engagement sono quelle in cui il Fondo investe non solo in azioni ma anche in obbligazioni, appartenenti a diversi settori merceologici: l’impegno maggiore ha coinvolto le società finanziarie (oltre il 30%), seguite dalle industriali (12,5%) e dalle Utility (quasi 11% del totale).</span></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-2"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-8"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p><span style="font-weight: 400;">Come accennato prima,  per la stragrande maggioranza delle società monitorate le attività di engagement hanno riguardato gli aspetti relativi alla sostenibilità e, nello specifico, per oltre il 40% i temi ambientali, per il 37% la governance e per il 20% circa il sociale. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma guardiamo meglio dentro queste definizioni: che si intende per aspetti ambientali? Si intendono quelli collegati all’inquinamento ma anche alla gestione dell’acqua, al riciclo e all’economia circolare, alla biodiversità, e così via. Quando si parla invece di Social (la ‘S’ di ESG)  i temi principali sono i diritti e la sicurezza del lavoro, la diversità e inclusione, la relazione con gli stakeholder, ecc. Infine, per quanto riguarda la governance, sotto la lente ci sono la gestione e la proprietà delle aziende, la trasparenza, i diritti degli azionisti, il risk management e molto altro.</span></p>

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			<p><span style="font-weight: 400;">In coerenza con la Politica di sostenibilità e impegno del Fondo l’engagement tramite i gestori si è strutturato in attività di monitoraggio degli emittenti in merito alle questioni di interesse, nella richiesta di informazioni di approfondimento e in attività di dialogo che, se necessario, potrebbero arrivare fino a  “tecniche di escalation”. Queste ultime potrebbero potenzialmente portare il gestore a votare contro il board e, se necessario, a disinvestire dalla società in questione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quanto invece all’esercizio di voto, che pure fa parte della politica di sostenibilità e impegno di Previndai, il Fondo lo scorso anno ha votato nelle assemblee di 13 società partecipate italiane. I temi della votazione sono stati quelli tipici delle assise annuali, e cioè l’approvazione del bilancio, la remunerazione dei manager, la nomina di nuovi Consigli di Amministrazione, la destinazione degli utili ecc. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per approfondire la Politica di Sostenibilità e Impegno di Previndai è possibile leggere il documento integrale a questo </span><a href="https://www.previndai.it/wp-content/uploads/2021/10/Documento-Politica-di-Sostenibilita-e-Impegno-30-09-21.pdf"><span style="font-weight: 400;">link</span></a><span style="font-weight: 400;">. </span></p>

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</div><p>L'articolo <a href="https://previndaimediaplayer.previndai.it/esg-e-investimenti-cosha-fatto-previndai-nel-2023/">Esg e investimenti, cos’ha fatto Previndai nel 2023?</a> proviene da <a href="https://previndaimediaplayer.previndai.it">Previndai Media Player</a>.</p>
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		<title>La sostenibilità conviene: meno costosi i finanziamenti per le aziende virtuose</title>
		<link>https://previndaimediaplayer.previndai.it/la-sostenibilita-conviene-meno-costosi-i-finanziamenti-per-le-aziende-virtuose/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Feb 2023 18:32:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Investimenti]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1000" height="666" src="https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2023/02/esg.jpg" class="attachment-large size-large wp-post-image" alt="" style="float:left; margin:0 15px 15px 0;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2023/02/esg.jpg 1000w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2023/02/esg-300x200.jpg 300w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2023/02/esg-768x511.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" />In un recente studio Banca d’Italia sull’emissioni di bond nel periodo pandemico l’evidenza del minor costo del credito per chi adotta i criteri Esg &#160; La sostenibilità fa bene non solo al pianeta ma anche alle società che la perseguono. E’ quanto emerge da un recente studio della Banca d’Italia, firmato da Fabrizio Ferriani, sulle&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="1000" height="666" src="https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2023/02/esg.jpg" class="attachment-large size-large wp-post-image" alt="" style="float:left; margin:0 15px 15px 0;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2023/02/esg.jpg 1000w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2023/02/esg-300x200.jpg 300w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2023/02/esg-768x511.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><p><b><i>In un recente studio Banca d’Italia sull’emissioni di bond nel periodo pandemico l’evidenza del minor costo del credito per chi adotta i criteri Esg</i></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-weight: 400;">La sostenibilità fa bene non solo al pianeta ma anche alle società che la perseguono. E’ quanto emerge da un recente studio della Banca d’Italia, firmato da Fabrizio Ferriani, sulle emissioni di bond di aziende non finanziarie a livello globale durante il periodo della pandemia da Covid-19: </span><i><span style="font-weight: 400;">‘Issuing bonds during the Covid-19 pandemic: is there an Esg premium?’</span></i><span style="font-weight: 400;">. La risposta a questa domanda è “sì”, esiste un premio, in termini di minor costo dei finanziamenti, per le società che hanno un buon rating di sostenibilità. Questo è vero in particolare per le aziende delle economie avanzate mentre risulta meno evidente nei Paesi Emergenti. Ma concretamente di che numeri si parla? Quanto vale il ‘premio’ Esg nel costo del finanziamento delle imprese?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel caso dell’indice Msci, che misura il rating di sostenibilità, un incremento 1,5 punti del punteggio Esg (su una scala da 1 a 7) “genera l’11% di riduzione del costo del debito all’emissione”, si legge nel documento*. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’analisi si sofferma sulle emissioni di bond mondiali nella prima e più acuta fase dello scoppio della crisi da Covid, perché il fatto che in un periodo di profonde difficoltà dei mercati le società più sostenibili abbiano piazzato le loro obbligazioni a un prezzo più basso, sarebbe indice della resilienza degli asset Esg in tempi difficili e permetterebbe  anche di ottenere un risultato meno influenzato da altri fattori esogeni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> In particolare, il documento misura il costo delle emissioni per le imprese prendendo in considerazione i rating di sostenibilità assegnati da quattro provider: Msci, Refinitiv, Robeco e Sustainalytics e analizza anche l’effetto sul costo delle emissioni delle tre diverse componenti: la componente green, l’impatto sociale e la governance. Sotto quest’ultimo punto di vista emerge che non vi siano particolari differenze tra le sottocategorie, se non per i fattori ambientali, per i quali l’evidenza della correlazione con il prezzo più basso dei finanziamenti sembra ancor più evidente rispetto alle altre due.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Lo studio spiega anche che il minor costo delle emissioni dipende sia dalle preferenze degli investitori verso attività finanziarie più sostenibili sia da considerazioni basate sul rischio, come quello relativo all&#8217;esposizione a eventi climatici avversi. Questo perché da un lato gli investitori con forti preferenze Esg considerano un valore detenere attività di imprese più sostenibili e sono disposti a pagare un premio per includerle nel loro portafoglio, riducendo così il costo del capitale delle imprese Esg. D&#8217;altra parte, le aziende con punteggi di sostenibilità migliori hanno anche maggiori probabilità di offrire una copertura contro eventi come shock climatici o deterioramenti imprevisti della normativa ambientale, il che significa che gli investitori richiedono una remunerazione più elevata per detenere asset di aziende meno sostenibili e quindi potenzialmente più rischiose. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Una tendenza che appare quindi piuttosto trasversale, proprio perché giustificata sia da considerazioni di tipo ‘valoriale’ (sostenibilità come valore da promuovere) sia da valutazioni più concrete, basate appunto sulla maggiore protezione delle aziende che sposano i principi Esg verso alcuni rischi. Di certo c’è che la normativa europea sta spingendo molto verso gli investimenti in sostenibilità e questo rende ancora più evidente la necessità di arrivare a una definizione quanto più possibile condivisa a livello globale sui rating Esg delle imprese, e  modo da avere un quadro il più possibile chiaro e un campo da gioco comune per tutte le aziende in tutti i Paesi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">*Maggiori dati sono disponibili nello studio completo a <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/temi-discussione/2022/2022-1392/en_tema_1392.pdf" target="_blank" rel="noopener">questo link</a></span></p>
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		<title>Il Fondo punta sull’Italia</title>
		<link>https://previndaimediaplayer.previndai.it/il-fondo-punta-sullitalia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Apr 2022 15:26:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Investimenti]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1000" height="563" src="https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2022/04/ArticoloMefop.jpg" class="attachment-large size-large wp-post-image" alt="" style="float:left; margin:0 15px 15px 0;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2022/04/ArticoloMefop.jpg 1000w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2022/04/ArticoloMefop-300x169.jpg 300w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2022/04/ArticoloMefop-768x432.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" />Da una recente indagine Mefop il 100% dei fondi pensione italiani che investono in alternativi,  e hanno un focus geografico, includono il Paese nella lista. E la maggior parte pensa ad aumentare l’esposizione a questa asset class. &#160; I fondi pensione italiani sempre più ‘alternativi’ e sempre più decisi a contribuire allo slancio dell’economia italiana.&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://previndaimediaplayer.previndai.it/il-fondo-punta-sullitalia/">Il Fondo punta sull’Italia</a> proviene da <a href="https://previndaimediaplayer.previndai.it">Previndai Media Player</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="1000" height="563" src="https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2022/04/ArticoloMefop.jpg" class="attachment-large size-large wp-post-image" alt="" style="float:left; margin:0 15px 15px 0;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2022/04/ArticoloMefop.jpg 1000w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2022/04/ArticoloMefop-300x169.jpg 300w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2022/04/ArticoloMefop-768x432.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><p><b><i>Da una recente indagine Mefop il 100% dei fondi pensione italiani che investono in alternativi,  e hanno un focus geografico, includono il Paese nella lista. E la maggior parte pensa ad aumentare l’esposizione a questa asset class.</i></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-weight: 400;">I fondi pensione italiani sempre più ‘alternativi’ e sempre più decisi a contribuire allo slancio dell’economia italiana. E’ quanto emerge dalla seconda edizione dell’ “Osservatorio sugli investimenti alternativi” del Mefop, la Società per lo sviluppo del Mercato dei Fondi pensione del ministero dell’Economia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A questo secondo appuntamento, curato da Antonello Motroni e Maria Dilorenzo (Area Economica e Finanziaria di Mefop</span><span style="font-weight: 400;">) hanno partecipato 106 tra fondi pensione, casse di previdenza e fondi sanitari, per un patrimonio complessivo (al 30 dicembre 2020) di quasi 220 miliardi di euro (+20% rispetto all’edizione precedente).</span><span style="font-weight: 400;"> </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-435 size-large" src="https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2022/04/infografica_focus_geografico_investimenti-2-1024x724.jpg" alt="" width="1024" height="724" srcset="https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2022/04/infografica_focus_geografico_investimenti-2-1024x724.jpg 1024w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2022/04/infografica_focus_geografico_investimenti-2-300x212.jpg 300w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2022/04/infografica_focus_geografico_investimenti-2-768x543.jpg 768w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2022/04/infografica_focus_geografico_investimenti-2-1536x1086.jpg 1536w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2022/04/infografica_focus_geografico_investimenti-2-2048x1448.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" />Per quanto riguarda in particolare i fondi pensione “</span><span style="font-weight: 400;">Abbiamo registrato un aumento significativo della partecipazione, con 16 soggetti in più rispetto all’edizione precedente, per un totale di 74 fondi, e questo ovviamente ci consente di avere una visione più articolata del panorama. Certamente dai numeri emerge una maggiore attenzione per asset class alternative, si passa dal 46% al 48%, anche se non siamo ancora alla maggioranza assoluta”. In molti casi, infatti, questo tipo di investimenti si scontra con difficoltà oggettive, più che con l’indifferenza verso questa possibilità di diversificazione. “Abbiamo analizzato le ragioni dei fondi che hanno risposto di non detenere questi investimenti in portafoglio ed emergono due temi di particolare rilevanza: l’esiguità del patrimonio e l’inadeguatezza delle strutture di controllo per gestire la complessità di questi prodotti. Una situazione diversa rispetto a un anno fa, quando molti avevano spiegato di non guardare agli alternativi perché potevano contare su una diversificazione di portafoglio già adeguata o a causa dell’illiquidità di questi asset; risposte che quest’anno che sono state invece indicate da una percentuale decisamente minore di soggetti”. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Una sorta di ‘vorrei ma non posso’, quindi, che sembra essere testimoniato anche da un’altra evidenza dello studio: “Tra quei soggetti che non detengono investimenti alternativi ma che potrebbero valutarli in un prossimo futuro, appare di massimo rilievo il tema delle iniziative consortili”, sottolinea ancora Motroni. Per fondi di dimensione-medio piccola, infatti, questa opzione potrebbe aiutare a superare le difficoltà grazie alla “possibilità di condividere conoscenze, expertise ma anche per un’ottimizzazione dei costi, possibile mettendo insieme un patrimonio più elevato”, aggiunge Dilorenzo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Più in generale la stragrande maggioranza dei fondi vede gli alternativi come una valida soluzione per diversificare il portafoglio (vedere tabella ‘La motivazione dell’investimento in alternativi’) e ottenere un premio per l’illiquidità dell’investimento, coerente con il proprio orizzonte temporale di investitori di lungo periodo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un altro elemento significativo è poi che tutti i fondi che hanno un focus geografico per questi investimenti indicano di puntare sull’Italia, con l’evidente e dichiarato obiettivo di essere di aiuto e stimolo all’economia nazionale. “Dall’Osservatorio emerge chiaramente che tramite gli strumenti alternativi i fondi pensione vogliono in qualche modo supportare il sistema Paese. La totalità dei fondi pensione, infatti, strategicamente decide di effettuare investimenti alternativi in Italia e nei Paesi dell’Unione europea e dell’Area Euro, per lo più. Un dato questo influenzato sicuramente anche dalle iniziative consortili avviate, come i progetti Zefiro (</span><span style="font-weight: 400;">Fondo Gomma Plastica</span><b>, </b><span style="font-weight: 400;">Fopen</span><b>, </b><span style="font-weight: 400;">Pegaso</span><b> </b><span style="font-weight: 400;">e</span><b> </b><span style="font-weight: 400;">Previmoda </span><span style="font-weight: 400;">) e Iride (Foncer, Fondenergia, Fondo Gomma Plastica, Pegaso e Previmoda) oltre a quello  Cdp-Assofondipensione, caratterizzati da un focus geografico nell’Ue e in Italia”, continua Dilorenzo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-436 size-large" src="https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2022/04/infografica_investimento_alternativi-2-1024x724.jpg" alt="" width="1024" height="724" srcset="https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2022/04/infografica_investimento_alternativi-2-1024x724.jpg 1024w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2022/04/infografica_investimento_alternativi-2-300x212.jpg 300w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2022/04/infografica_investimento_alternativi-2-768x543.jpg 768w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2022/04/infografica_investimento_alternativi-2-1536x1086.jpg 1536w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2022/04/infografica_investimento_alternativi-2-2048x1448.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" />Sono pochi invece i fondi che hanno previsto a livello strategico un focus settoriale quanto ad investimenti alternativi. In questo caso, per quelli che lo hanno, i comparti attenzionati sono prevalentemente quello del real estate, delle infrastrutture, delle rinnovabili e il settore sanitario. “Analizzando il portafoglio dei fondi che investono in asset class alternative emerge un forte peso della componente immobiliare, sia gestita in via diretta che attraverso fondi di settore, complessivamente queste due voci pesano per circa il 3% del portafoglio complessivo, mentre altri attivi, come per esempio il venture capital (0,01%, </span><i><span style="font-weight: 400;">ndr</span></i><span style="font-weight: 400;">) o il private debt (1,3%, </span><i><span style="font-weight: 400;">ndr</span></i><span style="font-weight: 400;">) sono decisamente più contenuti. Un’evidenza che sconta un forte peso dei fondi preesistenti, soprattutto per la gestione diretta degli immobili”, aggiunge Motroni. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un altro dato significativo che emerge dall’Osservatorio Mefop è poi la considerazione dei i fattori Esg (Enviromental, social, governance) nella scelta degli investimenti alternativi. “I fondi pensione che dichiarano di considerare i fattori di sostenibilità anche nella scelta degli investimenti alternativi sono in crescita di 10 punti percentuali rispetto alla precedente edizione”, sottolinea ancora Dilorenzo e questo in parte dipende dalla modifica del campione, con 16 enti in più rispetto allo scorso anno. “Ma è certamente aumentata la percentuale di quanti tengono in considerazione questi aspetti rispetto allo scorso anno.  Un segnale importante se si pensa che fino a qualche tempo fa i caratteri Esg erano tenuti in considerazione solo per gli investimenti nelle asset class tradizionali mentre ora vediamo che, anche grazie alla forte spinta normativa, stanno diventando parte importante delle scelte di investimento relative all’intero patrimonio”. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E guardando al futuro è interessante sottolineare che quella degli investimenti in asset alternativi non sembra una moda passeggera. I dati  Mefop indicano infatti che oltre il 64% dei fondi pensione prevede di aumentare la sua esposizione a questa asset class. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-438 size-large" src="https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2022/04/infografica_investimento_fondi-3-1024x724.jpg" alt="" width="1024" height="724" srcset="https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2022/04/infografica_investimento_fondi-3-1024x724.jpg 1024w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2022/04/infografica_investimento_fondi-3-300x212.jpg 300w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2022/04/infografica_investimento_fondi-3-768x543.jpg 768w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2022/04/infografica_investimento_fondi-3-1536x1086.jpg 1536w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2022/04/infografica_investimento_fondi-3-2048x1448.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" />Infine, quanto a Previndai, il fondo dei dirigenti industriali ha iniziato a puntare su questo tipo di investimenti già nel 2019, con l’acquisto delle prime quote di Fia (Fondi di investimento alternativi), con un focus particolare sull’Europa e sull’Italia, con quest’ultima che, in base alle strategie di investimento,  a tendere dovrebbe arrivare a raggiungere il 5% dei portafogli di ognuno  dei due comparti finanziari: Bilanciato e Sviluppo. A oggi sono stati impegnati circa 210 milioni con un focus particolare su infrastrutture, private equity e private debt e attualmente in corso la selezione di nuovi Fia, concentrati prevalentemente nell’economia italiana, per arrivare a superare i 200 milioni di nuovi investimenti entro un anno.</span></p>
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		<title>La spinta della Ue agli investimenti verdi</title>
		<link>https://previndaimediaplayer.previndai.it/la-spinta-della-ue-agli-investimenti-verdi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Feb 2022 08:57:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Investimenti]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1000" height="500" src="https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2022/02/shutterstock_2089929535.jpg" class="attachment-large size-large wp-post-image" alt="" style="float:left; margin:0 15px 15px 0;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2022/02/shutterstock_2089929535.jpg 1000w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2022/02/shutterstock_2089929535-300x150.jpg 300w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2022/02/shutterstock_2089929535-768x384.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
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			<p><strong><em>Cos’è la Tassonomia europea e come potrà influire sugli investimenti previdenziali</em></strong></p>
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<p>Tutti pazzi per la Tassonomia verde Ue. Sui media rimbalzano le analisi e le polemiche sul tema ma di che si tratta? Partiamo dal principio, per l’Enciclopedia Treccani la Tassonomia è un: “Termine usato in botanica e in zoologia per indicare la classificazione”. In questo caso siamo fuori dal campo delle scienze naturali ma abbiamo sempre a che fare con una classificazione. Nello specifico: “Si tratta di una classificazione delle attività sostenibili, codificata dalla Commissione Europea con l’obiettivo di migliorare la trasparenza e la coerenza rispetto a ciò che viene definito come sostenibile e quindi evitare il  greenwashing, ovvero l’ecologismo solo di facciata. Tuttavia non c’è alcun obbligo per gli investitori, che possono continuare ovviamente a investire dove meglio credono. La Tassonomia serve per distinguere ciò che è sostenibile da ciò che non lo è”, riassume Francesca Fraulo, partner di SustainAdvisory, società specializzata nell’audit e  certificazione degli strumenti finanziari verdi.</p>
<p>Nelle ultime settimane la questione è sotto i riflettori soprattutto perché la Commissione ha di recente stabilito di inserire nella lista delle attività considerate sostenibili anche il gas e il nucleare, seppur con alcuni paletti. “Questa proposta è stata avanzata sostanzialmente perché si teme che escludendo queste fonti dalla Tassonomia possano venir meno gli investimenti che le sorreggono, con deficit di produzione considerati potenzialmente pericolosi, poiché queste produzioni sono utili a bilanciare il carattere intermittente delle fonti rinnovabili”.  Non tutti i Paesi sono però d’accordo sull’impostazione dell’esecutivo Ue e ora lo scontro si sposterà nel Consiglio e nel Parlamento Europeo, che saranno chiamati a dare il via libera all’atto della Commissione ma che potrebbero anche bocciarlo, rispettivamente a maggioranza semplice e qualificata. La partita insomma è ancora aperta.</p>
<p>Ad ogni modo la Tassonomia è solo una delle novità previste dal Regolamento europeo (numero 852) del 2020 che è stato messo in campo dalla squadra guidata dalla presidente Ursula von der Leyen nell’ambito dello European Green Deal per finanziare la crescita sostenibile. Infatti “dal 2022 le società quotate con più di 500 dipendenti dovranno riportare nell’informativa non finanziaria il livello di allineamento alla Tassonomia. Per esempio, un produttore energia elettrica dovrà specificare quanta dell’energia che produce è generata da fonti fossili, quanta da fonti rinnovabili e come evolverà la produzione nel corso dei prossimi cinque anni”, spiega Fraulo.</p>
<p>Anche i fondi di investimento, già da marzo 2021, devono riportare un’informativa sul sottostante dei prodotti offerti e chiarire se contribuiscono alle attività sostenibili o se nascono come prodotti sostenibili. E a partire da gennaio 2022  “l’informativa dell’investimento proposto va descritta anche in termini di allineamento alla Tassonomia europea. Fino allo scorso anno tanti fondi offerti sia al retail che agli istituzionali erano corredati da comunicazioni più che altro di marketing su questo profilo, oggi invece ci sono strumenti esatti per determinare se un prodotto è davvero sostenibile oppure no”.</p>

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			<p>Guardando all’Italia, molti dei criteri utilizzati dalla Tassonomia UE per la scelta degli investimenti sostenibili sono stati recepiti dal  Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e in particolare “il principio secondo cui gli investimenti ‘non debbano arrecare un danno significativo’ agli obiettivi di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici previsti dalla Tassonomia Europea. Considerata la magnitudine del piano di investimenti del Pnrr e la prescrittività delle regole per l’utilizzo dei fondi, c’è da aspettarsi che questo approccio rimarrà un caposaldo delle gare d’appalto di tutta la pubblica amministrazione e sarà declinato nelle diverse misure, comprese le riforme che l’Italia si è impegnata ad adottare entro il 2026”.</p>
<p>Per quanto riguarda il mondo della previdenza complementare, già oggi i fondi pensione devono tenere conto dei criteri ESG (Environmental, Social and Governance), avendo l’obbligo di adottare e pubblicare una propria politica sul tema. “L’informazione traina la strategia. In Italia l’avvicinamento degli investitori previdenziali ai temi della sostenibilità, anche se ancora non così evidente, sta avvenendo in maniera indotta dalla regolamentazione. Una crescita sotto questo profilo mi sembra inevitabile anche se oggi partiamo da numeri decisamente più bassi rispetto a giganti del settore, come la Francia o i Paesi dell’Europa del Nord”.</p>
<p>La direzione quindi per Fraulo è indicata chiaramente: “La crescita dovrà esserci e avverrà tanto più velocemente quanto più il mercato si adeguerà proponendo prodotti adatti a questi investitori, che essendo soggetti pazienti, con un orizzonte di lungo termine, possono essere interessati a questo tipo di attività. Infatti è stato dimostrato che le società che adottano pratiche sostenibili hanno più chance di sopravvivere e performare meglio di quelle che adottano strategie di breve termine e non in linea con obiettivi sostenibili”, conclude l’esperta di SustainAdvisory.</p>
<p>Per quanto riguarda Previndai, il fondo si è già dotato di una politica di Sostenibilità e impegno che si basa su una serie di strumenti da implementare nel tempo. Si tratta per esempio dell’utilizzo di filtri di esclusione, che non ammettono in portafoglio società che non rispettino determinati principi etici considerati imprescindibili; di criteri di preferenza per titoli che, a parità di altri requisiti, presentino superiori o crescenti caratteristiche ESG; di attività di impegno ed esercizio dei diritti di voto volti a migliorare le prassi di sostenibilità degli emittenti; e infine dell’integrazione delle informazioni ESG fra quelle che guidano le decisioni di investimento, per rendere più complete le analisi finanziarie. Si tratta di strategie che Previndai implementerà con “un approccio graduale nel tempo”, come si legge nella Politica di sostenibilità e impegno approvata nel settembre del 2021.</p>

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		<title>INVESTIMENTI: L’Illusione della liquidità</title>
		<link>https://previndaimediaplayer.previndai.it/lillusione-della-liquidita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Dec 2021 16:25:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Investimenti]]></category>
		<category><![CDATA[liquidità]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1000" height="679" src="https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2021/12/pensioni.jpg" class="attachment-large size-large wp-post-image" alt="" style="float:left; margin:0 15px 15px 0;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2021/12/pensioni.jpg 1000w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2021/12/pensioni-300x204.jpg 300w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2021/12/pensioni-768x521.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" />I depositi degli italiani sono sopra quota 1.800 miliardi, con remunerazioni a zero e con l’inflazione che ha rialzato la testa l’erosione del potere d’acquisto può diventare significativa. Giacomel (Covip): “Previdenza complementare opportunità anche per i familiari” &#160; Una montagna di liquidità congelata sui conti correnti italiani. Sono oltre 1.800 miliardi le disponibilità liquide di&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="1000" height="679" src="https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2021/12/pensioni.jpg" class="attachment-large size-large wp-post-image" alt="" style="float:left; margin:0 15px 15px 0;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2021/12/pensioni.jpg 1000w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2021/12/pensioni-300x204.jpg 300w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2021/12/pensioni-768x521.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><p><strong>I depositi degli italiani sono sopra quota 1.800 miliardi, con remunerazioni a zero e con l’inflazione che ha rialzato la testa l’erosione del potere d’acquisto può diventare significativa. Giacomel (Covip): “Previdenza complementare opportunità anche per i familiari”</strong></p>
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<p>Una montagna di liquidità congelata sui conti correnti italiani. Sono oltre 1.800 miliardi le disponibilità liquide di famiglie e imprese tricolore secondo gli ultimi dati dell’Abi (Associazione bancaria italiana), aggiornati a ottobre 2021. Numeri che viaggiano sui livelli dell’intero Prodotto interno lordo italiano e circa il triplo della capitalizzazione dell’intera Piazza Affari. Il trend è per altro in crescita negli ultimi anni: i depositi erano 1.565 miliardi nell’autunno del 2019 e sono aumentati in maniera considerevole soprattutto durante la pandemia, non solo in Italia per la verità ma in tutta Europa.</p>
<p>“Non credo che il dato sia legato solo agli effetti dello scoppio della pandemia”, dice a Previndai Media Player Elisabetta Giacomel, Condirettore di Covip responsabile del Servizio Studi e Affari Internazionali e membro del Comitato Edufin. “La situazione, può essere interpretata come la somma di diversi fattori che si sono stratificati nel tempo, a partire dalle crisi finanziarie ed economiche del 2008 e 2011. Di certo il lockdown, con la necessità di rimanere in casa, ha compresso le spese e ha accresciuto il clima di incertezza contribuendo a questa tendenza, così come un mercato del lavoro percepito come più insicuro. Per le fasce più alte di reddito poi ha potuto avere un’influenza anche la difficoltà a individuare soluzioni di investimento remunerative rispetto alla liquidità. Senza dimenticare che anche in questi casi l’incertezza ha potuto portare a creare dei cuscinetti di riserva più sostanziosi, proporzionati al tenore di vita”.</p>
<p>Intanto nell’Area Euro la tendenza a parcheggiare i denari sul conto corrente, pur rimanendo saldamente in terreno positivo, sembra star rallentando: si è passati da un incremento del +9,6% delle somme depositate a inizio 2021 al +5,5% dello scorso settembre. Un dato che si rispecchia nella dinamica italiana che ha registrato un passaggio dal +10,5% di gennaio al +6,2% di ottobre.</p>
<p>Se si considera però che i tassi di remunerazione dei conti correnti sono da tempo pari allo zerovirgola, e che alcuni istituti di credito hanno introdotto addirittura penalizzazioni per le giacenze sopra una certa soglia, l’ammontare fermo nei depositi non può che apparire in tutta la sua enormità. E negli ultimi mesi c’è anche un altro fattore da tenere in considerazione, la fiammata dell’inflazione (+3,8% secondo l’Istat in novembre), che rischia davvero di mandare in fumo decine di miliardi di risparmi in termini reali.</p>
<p>Con una remunerazione della liquidità sui conti correnti pari praticamente a zero e la crescita dei prezzi in forte risalita, infatti, il parcheggio dei denari in banca si trasforma in un rendimento negativo, che inizia a diventare rilevante. “I centri di ricerca e gli organismi internazionali sono concordi nel ritenere che si tratti di una fiammata provvisoria, anche se non possiamo naturalmente esserne certi. Bisognerà capire se e quanto per cittadini e imprese l’insicurezza lavorativa e sulle prospettive per il futuro, che spingono a mantenere un cuscinetto di liquidità, conterà di più o di meno della dinamica dell’inflazione. Di certo c’è che con rendimenti intorno allo zero, quando non negativi, e con un’inflazione anche solo al 2%, la riduzione del poter d’acquisto cumulata negli anni può diventare significativa”.</p>
<p>Insomma l’Illusione monetaria, termine coniato da Irving Fisher negli Anni Venti per indicare appunto la mancata percezione dei mutamenti del valore reale della moneta, con un’inflazione particolarmente vivace può avere delle ripercussioni da non sottovalutare nel gestire i risparmi. E in questo contesto le capacità di comprendere i fenomeni finanziari gioca inevitabilmente un ruolo importante: “La carenza di conoscenze finanziarie di base può avere effetti di lungo periodo un po’ su tutte le scelte di risparmio”, sottolinea Giacomel. D’altronde i risultati dell’ultima indagine portata avanti dal Comitato Edufin insieme alla Doxa non sono incoraggianti: “Dallo studio è emerso chiaramente che le conoscenze finanziarie di base degli italiani sono ancora insufficienti anche in confronto a quelle degli altri Paesi avanzati. L’Italia si trova molto in basso nelle classifiche internazionali”.</p>
<p>Come conseguenza si registra una scarsa tendenza a tenere conto degli effetti dell’inflazione, ma anche “l’assenza di pianificazione finanziaria, la propensione a investimenti conservativi anche quando ci sarebbe a disposizione un orizzonte temporale ampio e una prospettiva lavorativa<br />
costante. Anche per questo è stato creato il Comitato per l’Educazione finanziaria e una Strategia nazionale, perché c’è bisogno di azioni coordinate e massicce per incrementare le conoscenze finanziarie, assicurative e previdenziali di base, per avere a disposizione competenze adeguate a una società complessa, con scelte che possano essere fatte con un patrimonio informativo che deve diventare di tutti”.</p>
<p>E più informazione sarebbe importante anche per lo sviluppo della previdenza complementare, che può essere un’opzione nelle scelte di risparmio degli italiani. “La previdenza complementare è vista come investimento di lungo periodo, in un contesto in cui c’è una forte tendenza a fare scelte di breve periodo. A ciò si aggiunge il fenomeno della procrastinazione, si tende a rinviare scelte che riguardano il futuro, come l’appuntamento con la pensione complementare. E poi non si conoscono bene gli strumenti di risparmio previdenziale, con i loro vantaggi anche superiori all’opzioni di tenere il Tfr in azienda: per esempio la possibilità di richiedere anticipi, che vale anche più di una volta per i fondi pensione e invece una sola volta per chi tiene il Trattamento di fine rapporto in azienda, e una fiscalità più agevolata”. Il ricorso ai fondi pensione può poi essere uno strumento per investire sui propri cari, soprattutto i figli, sottolinea Giacomel: “E’ importante che si diffonda la consapevolezza che la previdenza complementare offre la possibilità di iscrivere anche i familiari fiscalmente a carico, permettendo di iniziare a preparare, soprattutto per i più giovani, uno zainetto previdenziale che potrà essere utilissimo a fine carriera ma anche, per esempio, per affrontare gli studi o periodi di lavoro discontinuo”. Infine, “sarebbe molto importante anche che si riuscissero a sviluppare forme di educazione finanziaria e previdenziale sui posti di lavoro, per fornire ai lavoratori tutti gli strumenti utili a fare scelte consapevoli sui loro risparmi e il loro futuro”.</p>
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