Nella previdenza complementare ogni decisione presa lungo il percorso influisce sul risultato finale, dal momento dell’iscrizione, fino a quello delle scelte sui versamenti o i comparti, ma quando la pensione si avvicina è il momento di fare un vero e proprio check-up del proprio salvadanaio previdenziale. Si conoscono tutte le possibilità a disposizione? E le scelte di investimento sono ancora in linea con gli obiettivi? In questo breve articolo vedremo insieme tutti i fattori da tenere in considerazione quando si inizia a pensare all’addio alla carriera lavorativa.
La composizione del portafoglio è probabilmente il primo fattore che si dovrebbe valutare. Se il salvadanaio previdenziale fosse ancora investito in un comparto finanziario (Bilanciato o Sviluppo), a cinque anni dalla pensione potrebbe essere il momento giusto per una revisione. Perché? Perché la priorità diventa proteggere quanto accumulato negli anni, più che massimizzare i rendimenti della gestione. Passare alla linea garantita Assicurativo 2024 significa, infatti, mettere in sicurezza il capitale accantonato negli anni di partecipazione a Previndai. Questo comparto protegge dalle perdite: il capitale è garantito al 100% e si prevede anche un rendimento minimo dello 0,5%. Se questa è un’indicazione valida nella maggioranza dei casi, è vero anche che queste scelte dovrebbero sempre tenere in considerazione una serie di fattori (oltre all’orizzonte temporale che separa dal momento di richiedere la tua pensione di scorta), come per esempio la propria propensione al rischio e la situazione economico-patrimoniale generale. Di certo, però, quando ci si avvicina alla pensione, la prudenza e la programmazione sono consigliabili: pianificare per tempo permette di affrontare il passaggio alla pensione con serenità.
Il secondo elemento molto importante, quando si è vicini alla fine della carriera lavorativa, è conoscere e valutare tutte le opportunità disponibili per trasformare il montante accumulato in una prestazione che risponda alle proprie esigenze. La finalità della previdenza complementare è certamente quella di mettere a disposizione una rendita da affiancare all’assegno pensionistico pubblico per mantenere un buon tenore di vita anche dopo l’addio al lavoro; tuttavia, esistono anche altre possibilità che è bene tenere in considerazione. Innanzitutto, se si dovesse lasciare il lavoro prima dell’età per la pensione di vecchiaia (67 anni a oggi), si potrebbe pensare all’opzione Rita, la Rendita Integrativa Temporanea Anticipata, che consente di ottenere un’erogazione frazionata e anticipata rispetto al momento della pensione. Questa soluzione è particolarmente utile per chi lascia il lavoro prima di aver maturato i requisiti anagrafici per la pensione di vecchiaia, perché permette di attingere al proprio capitale previdenziale in modo graduale, beneficiando di una tassazione agevolata su tutta la posizione: tra il 15% e il 9% in base agli anni di anzianità maturati nella previdenza complementare. È importante ricordare che la RITA può essere richiesta da chi ha almeno venti anni di contribuzione nel regime previdenziale obbligatorio e si trova nei cinque anni precedenti alla pensione di vecchiaia (o dieci anni in caso di inoccupazione prolungata per almeno due anni).
Se invece si arriva al traguardo della pensione nei tempi previsti, le opzioni variano in base ad alcuni fattori. Innanzitutto, l’anzianità di iscrizione alla previdenza complementare: per i vecchi iscritti (coloro i quali si sono iscritti alla previdenza complementare prima del 1993) è possibile ottenere l’intera prestazione in capitale (anche se con una fiscalità spesso penalizzante); per gli altri si prevede che almeno il 50% delle somme accumulate sia trasformato in rendita. Esiste anche un altro caso in cui la posizione si può ottenere al 100% in capitale, quando l’accantonato è meno corposo e quindi la rendita che ne deriverebbe risulterebbe inferiore al 50% dell’assegno sociale (oggi circa 500 euro al mese) .
Ma conosciamo meglio la rendita o, come la chiamiamo in Previndai, la ‘pensione di scorta’! Per prima cosa è bene ricordare che parliamo di pagamenti che sono sempre e comunque vitalizi, ovvero vengono erogati finché l’aderente è in vita, ma è possibile aggiungere delle opzioni a questa rendita base, per adeguarla al meglio alle proprie esigenze.
Ecco tutte le tipologie di rendita disponibili:
La rendita reversibile consente di designare, al momento della decorrenza, un beneficiario che continuerà a riceverla in caso di scomparsa prematura del titolare; naturalmente l’importo della rendita sarà tanto più basso quanto più alta è l’aspettativa di vita del ‘reversionario’, per questo solitamente non è opportuno indicare reversionari molto giovani, come i figli per esempio.
La rendita certa prevede il pagamento garantito per un certo numero di anni: cinque, dieci o quindici, anche in caso di scomparsa prematura del titolare. In pratica, se questi venisse a mancare, la rendita continuerebbe a essere erogata (per il numero di anni indicato) al soggetto designato come beneficiario, e poi cesserebbe. Se invece, anche dopo il periodo di certezza, l’iscritto fosse in vita, continuerebbe a ricevere normalmente la sua rendita, che è sempre, appunto, vitalizia. Oggi questa tipologia è tra le più richieste dagli iscritti a Previndai, che è utile ricordarlo, eroga la pensione di scorta a più di 7mila ex dirigenti.
La rendita con controassicurazione permette, nella sostanza, in caso di scomparsa prematura, la restituzione ai beneficiari della parte di capitale non ancora erogata sotto forma di rendita.
La rendita long term care prevede il raddoppio dell’importo della rendita nel caso di perdita di autosufficienza, fornendo una protezione maggiore in situazioni di bisogno. Questa opzione va attivata entro i 70 anni di età del richiedente.
Naturalmente, ognuna di queste opzioni, costituendo una garanzia aggiuntiva, ha un costo che si traduce in un minore importo della rendita che sarà erogata. Qui sotto un esempio

Infine, c’è sempre la possibilità di non ritirare subito il proprio salvadanaio previdenziale da Previndai. In questo caso devi sapere però, che trascorso un anno dalla pensione di vecchiaia, alcune condizioni che si applicano ai comparti Assicurativi cambieranno: i rendimenti non saranno più quelli minimi garantiti ma quelli effettivamente registrati dalla gestione assicurativa e verrà mantenuta la garanzia del capitale al 100%, ovvero non si potranno subire perdite su quanto accumulato. Infine, varieranno le tavole di conversione in rendita: i parametri applicati per il calcolo dell’assegno vitalizio.