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	<title>Lavoro Archivi - Previndai Media Player</title>
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	<title>Lavoro Archivi - Previndai Media Player</title>
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		<title>Dal 2025 arriva lo sconto fiscale per chi resta a lavoro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Dec 2024 15:31:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1000" height="667" src="https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2024/12/pensione_articolo.jpg" class="attachment-large size-large wp-post-image" alt="" style="float:left; margin:0 15px 15px 0;" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2024/12/pensione_articolo.jpg 1000w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2024/12/pensione_articolo-300x200.jpg 300w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2024/12/pensione_articolo-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" />Chi ha i requisiti per andare in pensione anticipata, con quota 103 o con più di 40 anni di lavoro, potrà chiedere di avere i suoi contributi previdenziali in busta paga e non ci pagherà le tasse.  Chi ha un po’ di anni in più lo conosce come Bonus Maroni, dal nome del ministro del&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="1000" height="667" src="https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2024/12/pensione_articolo.jpg" class="attachment-large size-large wp-post-image" alt="" style="float:left; margin:0 15px 15px 0;" decoding="async" srcset="https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2024/12/pensione_articolo.jpg 1000w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2024/12/pensione_articolo-300x200.jpg 300w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2024/12/pensione_articolo-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><p><strong><i>Chi ha i requisiti per andare in pensione anticipata, con quota 103 o con più di 40 anni di lavoro, potrà chiedere di avere i suoi contributi previdenziali in busta paga e non ci pagherà le tasse. </i></strong></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Chi ha un po’ di anni in più lo conosce come Bonus Maroni, dal nome del ministro del Lavoro ai tempi della sua prima introduzione, nel 2004/2005. Oggi è noto come </span><i><span style="font-weight: 400;">Incentivo per la prosecuzione dell’attività lavorativa</span></i><span style="font-weight: 400;"> ed è pensato per spingere a restare a lavoro quanti avrebbero diritto ad andare in pensione con Quota 103 (in versione totalmente contributiva dallo scorso anno) e quanti potrebbero accedere alla pensione a prescindere dall’età anagrafica perché in possesso di più di 40 anni di contribuzione (42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne)</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma di che si tratta? Si tratta della possibilità per questo insieme di lavoratori, di continuare a restare nelle proprie aziende, invece che andare in pensione, ottenendo in cambio la facoltà di vedersi accreditati direttamente in busta paga i contributi finora versati all’Inps, pari al 9,19% dello stipendio per il settore privato e del 8,85% per il pubblico. La misura era stata già introdotta due anni fa, con la legge di Bilancio del 2023 ma con la manovra del 2025 l’opzione diventa più allettante, perché si prevede che la quota di contributi non versati alla previdenza obbligatoria vengano esentati dalla tassazione. Una previsione che riprende un po’ l’idea originaria del 2004, quando però la misura era ancora più vantaggiosa, grazie al versamento in busta paga e all’esenzione fiscale della quota versata dall’azienda oltre di quella del lavoratore. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tuttavia, inevitabilmente, questo comporterà un assegno pensionistico più magro rispetto a quello a cui si avrebbe diritto continuando a versare i contributi all’Inps. Per calcolare la convenienza dell’adesione è allora il caso di fare qualche calcolo. Lo ha fatto, nelle scorse settimane, l’Ufficio Parlamentare di Bilancio, che vigila sui conti pubblici. Ebbene, secondo le simulazioni dell’Upb, per lavoratore che scegliesse questa opzione a 62 anni, con una retribuzione lorda di 40 mila euro,  il vantaggio complessivo alla fine del periodo sarebbe di quasi 7 mila euro in cinque anni, come differenza tra i 18.500 euro in più percepiti nei cinque anni che lo separano dalla pensione (a 67) anni e la somma delle minori pensioni nel corso della vita, stimate in circa 11.700 mila euro. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Al momento il Governo stima un’adesione piuttosto limitata alla misura, anche in virtù del poco appeal che ha dimostrato avere nei due anni precedenti, e prevede una platea di circa 7 mila soggetti che potrebbero sfruttare l’opzione, su un totale di circa 450 mila che ne avrebbero diritto, per un costo complessivo, che al suo massimo, nel 2030, sarà di circa 30 milioni di euro. Bisognerà aspettare ancora qualche mese per vedere se l’incentivo fiscale renderà la prospettiva più allettante per chi potrebbe già lasciare il lavoro.  </span></p>
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		<title>Gender pay gap più basso tra i giovani, nelle assicurazioni e in finanza i divari maggiori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jun 2023 13:28:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1000" height="667" src="https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2023/06/gender_pay_gap.jpg" class="attachment-large size-large wp-post-image" alt="" style="float:left; margin:0 15px 15px 0;" decoding="async" srcset="https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2023/06/gender_pay_gap.jpg 1000w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2023/06/gender_pay_gap-300x200.jpg 300w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2023/06/gender_pay_gap-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="1000" height="667" src="https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2023/06/gender_pay_gap.jpg" class="attachment-large size-large wp-post-image" alt="" style="float:left; margin:0 15px 15px 0;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2023/06/gender_pay_gap.jpg 1000w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2023/06/gender_pay_gap-300x200.jpg 300w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2023/06/gender_pay_gap-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p><b><i>Dai dati aggiornati dell’Eurostat uno spaccato del fenomeno in Europa, con le differenza tra settori di attività, fasce di età e Paesi</i></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-weight: 400;">A voler vedere il bicchiere mezzo pieno, si potrebbe enfatizzare il fatto che in Europa il gender pay gap è di diversi punti percentuali inferiore agli Stati Uniti. Parliamo del 12,7% contro quasi il 17% e che per l’Italia il dato scende addirittura al 5%. </span></p>

		</div>
	</div>
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			<p><span style="font-weight: 400;">Analizzando bene i dati emerge però che almeno per la realtà italiana i numeri rischiano di essere poco rappresentativi e sottovalutare i divari di genere nelle retribuzioni. Infatti, il gender pay gap è calcolato da Eurostat solo su aziende dai dieci dipendenti in su, che in Italia sono relativamente poche rispetto al totale; tanto che secondo i dati di Confartigianato ben il 44% dei lavoratori in Italia è impiegato in imprese con meno di dieci dipendenti. Il risultato è che per l’Italia il dato può risultare sottostimato e il fenomeno delle differenze salariali tra uomini e donne, anche nelle stesse mansioni, potrebbe essere molto più alto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I dati raccolti in sede europea, oltre a dimostrare la sensibilità verso il tema, sono comunque interessanti sotto diversi profili. Per esempio, permettono di scoprire che le differenze di genere in busta paga tra uomini e donne sono un fenomeno che interessa meno i giovani che le classi di età più avanzate. Questo dato potrebbe essere indicativo di un ulteriore tendenza alla riduzione del divario (passato dal 16,4% del 2011 al 12,7% del 2021) o potrebbe dipendere dal fatto che, come accade spesso, le donne una volta diventate mamme, interrompano la loro carriera lavorativa e riprendano poi ripartendo da livelli di retribuzione più bassi rispetto ai colleghi maschi. </span></p>

		</div>
	</div>
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			<p><span style="font-weight: 400;">Un&#8217;altra sfaccettatura del gender pay gap europeo analizzata da Eurostat è poi quella delle differenze retributive per comparti di attività. Ciò che emerge, come si può visualizzare nella tabella seguente, è che il divario più elevato si ha nel mondo dello spettacolo, dove si supera il 60% ma anche in settori meno di nicchia come la finanza e le assicurazioni si viaggia sopra la media europea, con quasi il 24%. Infine, molto più marcato che per altre professioni è pure il gender pay gap della sanità che raggiunge il 21%.</span></p>

		</div>
	</div>
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			<p><span style="font-weight: 400;">Come evidenziato nella prima tabella, a ogni modo, il dato varia moltissimo da Paese a Paese e anche per il dato grezzo, ovvero il divario salariale di genere complessivo, le differenze tra i Paesi sono davvero elevate. Basta guardare i due estremi che sono </span><span style="font-weight: 400;">il Lussemburgo con lo 0,2% e l’Estonia con il 20,5%</span><span style="font-weight: 400;">. L’attenzione a queste tematiche è comunque sicuramente già un passo in avanti rispetto al passato e le diverse iniziative promosse negli ultimi anni dalla Commissioni Europea lo dimostrano. Fra queste la Gender Equality Strategy, pubblicata nel 2020 e la Direttiva sul bilanciamento tra lavoro e vita privata, entrata in vigore nell’agosto del 2022. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per maggiori dettagli è possibile consultare il sito della Commissione Ue a questo </span><a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/statement_22_6894"><span style="font-weight: 400;">indirizzo</span></a><span style="font-weight: 400;">. </span></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div>
</div><p>L'articolo <a href="https://previndaimediaplayer.previndai.it/gender-pay-gap-piu-basso-tra-i-giovani-nelle-assicurazioni-e-in-finanza-i-divari-maggiori/">Gender pay gap più basso tra i giovani, nelle assicurazioni e in finanza i divari maggiori</a> proviene da <a href="https://previndaimediaplayer.previndai.it">Previndai Media Player</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Gli italiani lavorano più della media Ue, ma la produttività?</title>
		<link>https://previndaimediaplayer.previndai.it/gli-italiani-lavorano-piu-della-media-ue-ma-la-produttivita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jun 2022 08:52:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1000" height="667" src="https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2022/06/produttività.jpg" class="attachment-large size-large wp-post-image" alt="" style="float:left; margin:0 15px 15px 0;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2022/06/produttività.jpg 1000w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2022/06/produttività-300x200.jpg 300w, https://previndaimediaplayer.previndai.it/wp-content/uploads/2022/06/produttività-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://previndaimediaplayer.previndai.it/gli-italiani-lavorano-piu-della-media-ue-ma-la-produttivita/">Gli italiani lavorano più della media Ue, ma la produttività?</a> proviene da <a href="https://previndaimediaplayer.previndai.it">Previndai Media Player</a>.</p>
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			<p><b><i>Secondo i dati Ocse le ore lavorate in Italia sono più che in Germania, Francia o Regno Unito. Produttività in crescita nel 2020 ma non basta a colmare la differenza con il resto d’Europa</i></b></p>

		</div>
	</div>
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			<p><span style="font-weight: 400;">Un italiano lavora più di un inglese, di un francese e di un tedesco. E non è una barzelletta. È quanto emerge, invece, dai dati Ocse relativi al 2019 (i numeri del 2020 risentono della pandemia): gli occupati italiani hanno lavorato in media per 1.715 ore nel nell’anno, più della media dell’Unione europea e anche più di che in Paesi come appunto Regno Unito, Francia e Germania (vedere tabella in pagina). È vero che il dato rimane un po’ più basso della media Ocse (1743 ore lavorate annue) ma comunque l’evidenza risulta un po’ in controtendenza con l’immaginario collettivo. A questi numeri però non si può non sovrapporre quelli sulla produttività del lavoro, da decenni tallone d’Achille dell’Itala. </span></p>

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			<p><span style="font-weight: 400;">Tuttavia, secondo le ultime rilevazioni Istat, nel 2020 il dato è migliorato in virtù del crollo delle ore lavorate a cui non ha corrisposto un eguale calo del valore aggiunto. In soldoni, la produttività del lavoro è cresciuta dell’1,3% nell’anno dello scoppio della pandemia di Covid 19, un valore più che doppio rispetto alla media dello 0,5% registrata fra il 2014 e il 2020 e più che triplo di quello dell’intero periodo 1995-2020, pari ad appena lo 0,4% (vedere tabella in pagina). Il dato del 2020 si confronta inoltre con un valore medio registrato nella Ue27 virato in negativo dello 0,1%; che diventa decisamente peggiore se si guarda ad altri grandi Paesi Ue, con la Spagna che ha segnato un calo del 2,8% e la  Francia dell’1,1%, mentre la Germania si è attestata a +0,4%.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Allargando l’orizzonte temporale si conferma però il divario tra l‘Italia e il resto d’Europa: nel periodo 1995-2020 la crescita media annua della produttività del lavoro nella Penisola (+0,4%) è stata decisamente inferiore a quella sperimentata nel resto d’Europa (+1,5% nell’Ue a 27); mentre tassi d’incremento più in linea con la media europea sono stati registrati in Francia (1,2%) e Germania (1,3%). La Spagna, invece, si posiziona su un tasso di crescita analogo a quello italiano. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Guardando al solo 2014-2020, infine, la produttività del lavoro in Italia è aumentata dello 0,5% in media ogni anno, con un piccolo miglioramento rispetto al resto d’Europa, che si è attestata a +1,2% nel periodo. Nel dettaglio, la dinamica italiana è risultata inferiore a quella della Germania (1%), pari a quella della Francia (+0,5%) e migliore rispetto al +0,4% della Spagna.</span></p>

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			<p><span style="font-weight: 400;">Al di là dei freddi numeri, che certamente meritano di essere inquadrati in un contesto più ampio, resta il fatto che la produttività sarà un tema cruciale nei prossimi anni  per decidere del futuro del Paese. Non a caso il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) prevede una serie di leve da attivare entro il 2026 per superare il divario con il resto del Vecchio Continente: dalla digitalizzazione, alle riforme della Pa, della giustizia, del mercato del lavoro; da una maggiore concorrenza ai programmi di investimento in Ricerca e sviluppo e nelle infrastrutture (specie al Sud). Grazie a questa spinta, secondo le proiezioni dell’esecutivo guidato dal premier Mario Draghi la produttività del lavoro dovrebbe crescere dello 0,5% in più rispetto a una dinamica senza Pnrr. Bisognerà attendere per vedere se, anche con un orizzonte decisamente più cupo rispetto alle previsioni iniziali del Piano, a causa della guerra in Ucraina e della volata dell’inflazione, queste previsioni saranno riviste o comunque si dimostreranno realizzabili. </span></p>

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</div><p>L'articolo <a href="https://previndaimediaplayer.previndai.it/gli-italiani-lavorano-piu-della-media-ue-ma-la-produttivita/">Gli italiani lavorano più della media Ue, ma la produttività?</a> proviene da <a href="https://previndaimediaplayer.previndai.it">Previndai Media Player</a>.</p>
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